Strange Days

 
Il fumo di un sigaretta si innalzava lieve in morbide involuzioni spettrali.
Le seguo immerso nei miei pensieri mentre assaporo un dolore sordo e pulsante che si ramifica ovunque. E’ come se la consapevolezza di tutti questi anni passati a farmi narrare le emozioni dagli occhi stia rompendo gli argini che avevo costruito. E’ come se finalmente si stia prendendo con gli interessi il conquibus che ha stabilito.
 
Fa un male di merda vivere.
 
Fa male abbandonarsi per un po in sogni condivisi, solo per scoprire che si stava volando da soli.
Fa male far fronte al quotidiano carosello sociale con lo spirito scarico e "gli utensili rotti"
Fa male camminare al fianco di una persona ferita, innamorarsi di lei, e scoprire pian piano ed inequivocabilmente che non c’e storia.
 
Vorrei che questo senso di inadeguatezza smettesse di tormentarmi per un poco, vorrei poter tornare a godere delle piccole cose senza dovermi per forza preoccupare dei massimi sistemi. La necessità di chiudere quelle troppe porte una volta dimenticate, ora lasciate pericolosamente aperte, si fa sempre più pressante.
 
Il senso di squilibrio mi viene principalmente dal contatto con lei.
 
Ma forse le attribuisco troppa importanza. Forse non è lei in quanto tale, ma l’idea di un confronto con qualcuno pericolosamente uguale a me che mi spiazza e mi fa riflettere troppo a fondo e sopratutto troppo spesso. A peggiorare la situazione c’e stato il voltare le spalle al modus vivendi che ho tenuto per anni. C’e stata una scelta consapevole, una rinuncia in favore di……altro. L’avventurarsi per una strada che non si conosce costituisce per me una attrattiva forte, ma quel che sto trovando continua a sbilanciarmi. Sento una soffusa pesantezza che non avevo mai provato. Mi trovo a discutere di cose troppo personali e con troppa veemenza per non sentirmi maledettamente svuotato e pisto a fine discorso. 
 
A peggiorare la situazione c’e sempre quella vocina che ti dice di verità che altrimenti non vorresti vedere….
 
 
…Le vedo muovere le labbra in un ipnotico e sensuale balletto, è da un po che si sta aprendo su un argomento che non abbiamo mai toccato, la sua vita prima di me.
Vedo i tratti delle difficoltà: gestualità consulsa, dardeggiamenti oculari a destra ed a manca, estremo controllo su quello che mi dice, migliaia di altre cose che trapelano a pelle e totalmente inespresse a parole.
 
Per un attimo mi estranio e la guardo nella sua interezza. Una persona adulta, decisa, singolare ed egocentrica. Mi piace da morire.
 
…Torno ad ascoltare i suoi discorsi sull’uomo con cui ha vissuto, mi stupisco del fatto che non mi fa male dentro sentire di loro, provo solo un soffuso senso di freddo.
Un torpore tangibile. Comincio a tremare e cerco invano una finestra aperta da chiudere. Ma è tutto serrato. il vento fuori fischia in qualche anfratto tra i vasi, il mio tè è diventato una sciaquatura fredda e insipida…mi dà l’idea di quanto siamo rimasti a parlare e di quanto invece avrei voluto stringerla in silenzio.
 
Improvvisamente tutto diventa più chiaro, il senso di freddo si allenta, in qualche zona della mia mente scattano interruttori nuovi e mi portano alla fatidica domanda:
 
Cosa sono io per lei? Non c’è romanticismo, non c’è ammaliamento, c’è solo un tagliente pensiero che descrive uno scenario già descrittomi.
 
Lei non si staccherà mai da lui, c’e stato troppo, c’e ancora troppo in mezzo per lasciar spazio ad altro. Gli input che le arrivano sono troppi e variegati: lavora per il suo padre, divide casa con sua sorella, ancora si sentono e si scrivono.
Non c’e spazio per me, allora che sto facendo? Perchè continuo imperterrito a volere qualcosa che sta oltre la mia portata? Mi viene in mente uno straordinario Al Pacino ne "L’avvocato del diavolo" quando parlando del rapporto tra Dio e gli uomini lo bolla come un buffo balletto
 "Guardare, ma non toccare. Assaporare ma non ingoiare". Mi scopro nella stessa situazione. 
 
La lascio parlare, tento di consigliarla come posso, ma è difficile mettere a tacere parti di me cosi contrastanti.
 
Finalmente ci ritiriamo, nell’intimità del buio l’abbraccio e rimango a contatto con lei. Mi chiedo quanto possa essere seducente l’oblio per far si che non mi rivesta e solchi la porta per l’ultima volta. Mi chiedo quanto ancora potrò sopportare tutto questo senza rompermi definitivamente. Sarebbe un interessante test sui miei limiti e per la prima volta tempo di non farcela.
 
Ci sorprende il giorno, la sveglia interrompe un abbracciarsi che andava avanti da ore. Un altro giorno comincia, l’ufficio aspetta con il suo incurante usarmi, mi vesto di corsa ed esco consapevole che mi lascio indietro un oceano di sentimenti inespressi. Esco instrada, guardo il cielo e nonostante tutto sorrido:
 
"Perso è il giorno che non comincia con il riso"
 
Ne varrà la pena?
 
 
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2 risposte a Strange Days

  1. VALENTINA ha detto:

    no

  2. alessio ha detto:

     
    Ed invece si.
     
    Ne e valsa la pena soffrirne. Ne è valsa la pena capire quanto incompleto fosse il mio modo di vedere le cose. Ne è valsa la pena uscire all\’esterno anche solo per respirare una boccata d\’aria fresca, ridere di cuore con gli amici, chiedere aiuto e darne il giusto quando sere. Ironico, tutto questo l\’hai cominciato proprio tu! Mi sono ritirato? non hai avuto abbastanza spunto per spaccare il guscio che m\’ero creato attorno? Non lo so. Ad ogni modo ho avuto la fortuna di sbattere la testa, capire quanto gretto era il mio mondo e quanto c\’era da rimettere a posto. Mi servirà del tempo per riordinare tutto. Ma in questo mare di possibilità non posso che apprezzare con nuovi occhi la durezza delle cose.
    Auguro anche a te, ed a tutte le tue amiche che sono rimaste bruciate da storie simili, di poter provare lo stesso sconvolgimento prima o poi.
    Un abbraccio forte.
     
    Alessio
     

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