spiaggia

il sole cadeva ferito nel mare sprillando rosa ovunque.
La spiagia era deserta e stnca, sembrava prendere finalmente respiro e commiato dalla torma di gente che fino a qualche ora prima l’affollava.
Famiglie, cani, bagnanti. Principalmente francesi e una troppa buona dose di italiani buttati in quella caletta Corsa nel sud ovest del’isola.
Cominciava già a far pià fresco mentre si accendevano le prime luci dell’unico chioschetto abbarbicato su una duna. Sgangherato e piccolo non aveva nemmeno "la bier a la pres".
Cazzo, non potevo nemmeno farmi una fottuta media.
L’ultima volta che son stato qui avevamo litigato ricordi? te ne stavi zitta nel tuo presuntuoso puntiglio, pur mantenendo una vestigia di partecipazione con qualche agghiacciantemente falsa risata qui e li.
Eppure mi ritorna in mente il nostro guardare l’orizzonte per veder scomparire anche l’ultima fetta di luce. L’ultima stilla ha lasciato una solare tinta arancione come volesse dire "Ehi, io son stato qui". Vivere è difficile e brutto talvolta. Eppure siamo fortunati, ogni giorno paghiamo un po del biglietto per un giro attorno al sole. 
Mi siedo sulla sabbia, questa volta da solo.
Lentamente tiro fuori il tabacco e le cartine. Ancora piu lentamente osservo la saccheta che mi hai regalato e vedo per la prima volta quanto è vissuta. Il bordo un volta beige ora è scuro scuro come la tela marrone. Non ne sono sicuro, ma sembra vi sia ancora qualche punto pulito.
Non si vede un cazzo e rinuncio.
Beh come è andata? sempre a corto di argomenti seri? sempre alle prese con la solita vita, le solite semisoddisfazioni? ancora a lavorare per il padre del tuo ex ed a vivere con sua sorella? ma come, tu che cos’ fortemente criticavi il mio portare le pastarelle a casa dopo la gita domenicale a porta portese he fine hai fatto?
Per un secondo rido mente chiudo la mia sizza, ho sabbia fine sui pantaloni di tela e i piedi sepolti nella sabbia calda. Bello. Sento questo calore marino salirmi lngo la schiena e mi godo due boccate di città in questo noioso e salutista paradiso.
a metà sigaretta già non mi va più, la rigiro tra le dita indeciso se coprirla di sabbia e lasciare che qualche bambino sveglio la additi come una canna il giorno dopo o se invece tentare un incivile ma catartico lancio nel mare.
Aspiro una lunga boccata giusto per sentire l’apnea che ne consegue. Scopro che non me ne frega un cazzo.
la frullo alla rinfusa sul bagnasciuga, forse il ragazzotto sveglio andrà a farsi un bagno e potrà dire d’aver trovato un cannone nel pulitissimo mare Corso.
Ovviamente non c’e risposta, ci siamo solo io, il baretto che magicamente vende pizze surgelate ma non ha nessuna fottutissima birra in frigo e il mare.
Smettila di impicciarmi la testa, mi dico, ti pare che sto cazzo di passato debba tornare proprio quando è meno voluto?
Mi alzo  e vado a bagnarmi i piedi mentre cammino sulla sabia umida. Rabbrividisco mio malgrado e scopro mi piacerebbe pensare d’essere dimenticato per un pò.

Vaffanculo, Cazzo!

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