Cassonetto

Casonetto.

Giro la curva e sono già in vista di casa del Socio.
Parlo al telefono con la Donna mentre, lento, faccio la discesa verso il cantiere della nuova metro.
Comincio a cercare posto sapendo che di 25 Dicembre la gente sarebbe rimasta a casa in un quartiere popolare
come il Tufello.
Avanzo piano e vedo due tizi intenti a guardare un punto sulla destra, dove luce e fumo si spandono da un cassonetto in fiamme.
Passo lento e chiudo con la Donna, nel tentativo di chiamare i pompieri.
Faccio il 118, e non risponde nessuno. Ovvio penso.
Ma il dubbio che il numero è sbagliato arriva subito dopo. [Cazzo non mi ricordo il numero dei pompieri!]
Pesco il numero dal telefono e chiamo il 115, l’altro era per le emergenze mediche, […e non avevano risposto!]
Bene, penso. Nel frattempo mi risponde l’operatore cui segnalo la via. Erano già per strada.

Solo tornando a casa ore dopo mi sono chiesto il perché in ogni sommossa i cassonetti vengano immolati.
Mi son reso subito conto che non è un bel segnale, tinge l’intera zona di una tensione che comincia a farsi finalmente palpabile.
Piccoli indizi, come le 5 auto bruciate la settimana prima.

Mi vengono in mente tutti gli episodi da tg e da film di guerra, volti bendati, caschi, manganelli in aria. E cassonetti, bruciati.
Ma perché il cassonetto dico!
Ok, sta lì, fermo, carico di merda inutile, il bersaglio perfetto per i facinorosi.
Ma se avesse una simbologia tutta sua? Se oltre ad essere il bieco,immobile,vandalizzabile, monumento sl disuso fosse elevato
a maggior visione, assumendo le sembianze di personificazione della modernità?

Immaginiamo un rifiuto, piantato nella testa appena alzata di chi smette di farsi prendere per il culo.
Si può rifiutare un servizio? si può esprimere il proprio dissenso immolando uno spauracchio?
Probabilmente il collegamento fila abbastanza bene nella testa di alcuni.
Sono disperato/frustrato e/o trovo divertente/stimolante appiccare un fuoco a oggetti casuali.

Improvvisamente mi sembra che tutto fili,
La scelta non è così casuale!
Il cassonetto diventa il veicolo del desiderio i mondare le proprie frustrazioni, il desiderio primordiale
di mandare un messaggio a qualcuno, un messaggio che porta la firma di chi sta segnalando
che non è in timore di agire con forza contro l’ordine prestabilito; sebbene, mi trovo a pensare, molto probabilmente non si renda conto che
ciò conduca inevitabilmente alla denigrazione della stessa società moderna.

Ma una società medioevaleggiante necessita di sangue.
Sangue e arena, penitenza e castigo, assolto e condannato.
Abbiamo cambiato il nome degli addendi, eppure stranamente il risultato ha lo stesso sapore.
Qualcuno paga per tutti.
Tutti pagano per qualcuno.
Non crucciatevi, è evoluzione.
Siamo quindi destinati a perire in questo pessimo stagnare oscurantista? [no, cazzo!]

Eppure chi ci rimette per ora è proprio il cassone, così impacchettato, bollato e sponsorizzato,
pubblicità parassita sul luogo/oggetto dello scarto!

Il rifiuto del marchio, la consapevolezza del danno, la belluina necessità di consumare qualcosa
annientandola per il gusto di vederla fiorire di rosso mentre ci si balla attorno.
l’impellente necessità regredita a urli rauchi e cose divelte e lanciate.

Natale, siamo tutti più buoni. Beh non proprio tutti tutti.

Fatalità?

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