crocevia

un bel tuffo a bomba nella melassa che ho in testa smuoverebbe poche onde, un po perchè c’e veramente poco che è rimasto sano, un po perchè anche nei tempi migliori non è che il cranio sia mai stato granchè pieno.
In extremis non mi resta che la lobotomia al cuore.
Ma si leviamoci dalle palle il problema, trapiantatemi un cuore di porco affinche possa amare solo i miei vizi e non ciò che di bello meritevole di miglior cuore sarebbe.
Spandimi vento, che non v’è piu forza nelle mie parole, e non ha senso un’esistenza di lupo in un universo di pecore.

Dei peccati contro l’uomo peggio potè la mediocrità che il basso ferro.
Li guardavo oggi, cosi tiepidi, evanescenti e vani, qual spreco di estro per un artista parsimonioso come Dio, e ancora avevo voglia di gridare "Che cazzo ne sapete voi mediocri, di chi soffre d’una esistenza affogata dal vostro grigiore?"
Questo luogo è impestato da gente che piange se stessa ed anche io, senza scuse, sto in fila per prendere la mia buona scodella di cazzate calde, dato che l’inverno si prospetta buio.

Ho sonno, finalmente.

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one step

 
 
La felicità è una attività che richiede energia.
 
E più se ne investe maggiore il ritorno in termini di personale benessere.
Anche nei momenti più bui, quando l’intero universo sembra macchinare alle nostre spalle, e apparentemente si rimane a 4 di spade per terra
non ci si può dimenticare che il bene ultimo dell’esistenza è appunto "il bene".
 
Avere la capacità di vedere il lato positivo delle cose e la forza per rincorrere i propri piccoli grandi sogni mentre la realtà ci si mette di polso buono a tirar fuori la parte peggiore di noi è una grande sfida.
 
E come le grandi sfide è necessario tirare fuori le ultime energie rimaste e farle fruttare bene.
Alcuni credono che la parola "ottimismo" contenga il segreto ultimo alla felicità gratuita.
 
Ma sto scoprendo che l’ottimista non ottiene niente senza sforzo. Anzi, lavora solo più degli altri.
 
Affronta l’onda più difficile, ingoia acqua e merda come tutti, solo che si aggrappa alla sua tavolozza sapendo che ci sarà il momento in cui vi si alzerà in piedi cavalcando veloce i cavalloni sentendo la brezza nei capelli e il senso di fresco sotto le mani. 
Non v’e certezza, non c’e satori istantaneo, c’e solo la consapevolezza che ogni istante è un miracolo irripetibile e se lo vive tutto, riempe le ore di ogni maledetto secondo, gioca il tutto per tutto, cade e si rialza. Qualcuno direbbe "è solo una questione di millimetri". E non sto parlando di dimensioni ma di distanza impercettibili.
 
Se si avrà il coraggio per accettare che la felicità sta nel trovare il bello in tutto, che il mondo è quello che ci raccontano gli occhi ed il cuore, che non cala mai la notte se ci sono gli amici con noi attorno al fuoco, vorrà dire che non sarà la destinazione ma il viaggio stesso a renderci migliori di quello che siamo.  Forse non si cercherebbe cosi disperatamente la "felicità" poichè sarebbe già a portata di mano.
 
Mi dico 3 cose:
 
Non cercare di fare l’impossibile.
 
Abbi presenza mentale.
 
C’e consapevolezza nel mangiare un mandarino.
 
E mi sento improvvisamente più me! Sai che c’e?
 
Viva la vita, per chi se la vive.
 
Alessio
 
 
 
 
 
 
 
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Concetto di chiarezza

 
 
 
Al di là dei baci bellissimi, resta tutto quello che ti ho detto, tra noi non  funziona.
 
 
Credo che anche La Place mi batterebbe sulla spalla dicendomi: chiaro no?
 
In fin dei conti "Se non basta una parola, 10000 saranno inutili"
 
Il resto è storia.
 
Alessio
 
 
 
 
 
 
 
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dubbi

 
 
Mi è stato donato un libro.
 
Il titolo, di per se tutto un programma, la dice lunga sulle motivazioni del gesto. Evidentemente ne avevo proprio bisogno dato che senza pensarci su questo mio buon amico s’e privato della sua stessa copia per darmela. Ad ogni modo la cosa realmente importante è la lezione che vi è contenuta.
 
Lo sto leggendo con estrema attenzione, anche se è un libricino da un centinaio di pagine, e mi sto centellinando le parole.
Mi ritrovo in molti dei casi proposti e spero, con l’aiuto di dio e del corpo dei marines, di non fare la fine di palla di lardo.
Sia fisicamente che psicologicamente ben inteso.
 
Questo periodo è fichissimo!
Fino alla settimana scorsa avevo un lavoro ed una donna. Ora sono disoccupato e single. C’e forse una sorta di bilanciamento cosmico? no, in realtà sono un lucido rompicoglioni. Prendo le cose come "imprevisti" dell’esistenza. Di lavoro c’è ne è tanto fuori, basta prostituirsi un po qui e lì per sopperire ai bisogni indotti dai media per vivere la propria esistenza tranquilla sedata e tutto sommato felice. Di donne indem: bastano un paio di drink ed ecco che anche il catafalco più becero occuperà la nostra serata con porcini ammiccamenti e grugniti più o meno intellegibili.
 
mmm non è il corso di idee migliore di questo periodo, ma nasconde una serie di false verità che mi sono autocostruito.
Il processo di crescità implica un progressivo staccarsi, un osservarsi da molti punti di vista ed uno studio continuo delle proprie sensazioni.
 
Ho scoperto ciì che molte delle cose che davo per scontato necessitavano la mia attenzione in maniera più intensa, mentre altre che occupavano il mio tempo continuamente si son rivelati niente più che fuochi di paglia.
 
Ad ora la mia priorità è ascoltarmi. 
 
Ho molte cose da mettere a posto, poi se avrò o meno compagnia in questo viaggio, questo è materia di pura astrazione.
 
Festina Lente.
 
Alessio  
 
 
 
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WG

Il tempo si muove in una direzione, la memoria in un’altra, e noi siamo impegnati a costruire artefatti per contrapporci all’inarrestabile flusso dell’oblio. In realtà, ci contrapponiamo al flusso del silenzio. Erigiamo pietre: le pietre parlano, anche dopo tutti questi secoli. Contro la pressione del silenzio, dell’oblio, contro l’assenza di memoria, schieriamo vari tipi di principi di informazione. I primi elementi di informazione, forse, erano pezzetti di argilla color ocra, il bisonte riprodotto nella risoluzione minima necessaria. La stilizzazione dei graffiti delle caverne non ha perso minimamente la sua efficacia, neanche dopo tutti questi millenni; di quale schermo del mondo odierno potremo dire la stessa cosa nel giro di un decennio? E quei bisonti saranno riconoscibili, inalterati, su qualsiasi piattaforma, qualsiasi mezzo d’informazione dovessimo possedere.

Riecheggianti contro il silenzio, emersi dall’oscurità primigenia grazie a un impulso che ciascuno di noi ha provato, da bambino, disegnando. Riecheggianti in questa cosa che abbiamo sempre prodotto, questo immenso e incredibile meccanismo che conserva l’informazione nei suoi interstizi, una memoria globale, comunitaria, una nostra protesi a cui abbiamo iniziato a lavorare ancor prima di lavorare sul legno, sulla pietra, sull’acciaio o sui materiali genetici. Non ho il minimo dubbio che durante la mia vita questo meccanismo sia cresciuto in modo più strisciante, più potente, pressoché onnicomprensivo. Lo so perché quando ero un bambino il flusso dell’oblio e l’eventualità del silenzio erano ostacolati con minore precisione. Lo so perché la morte era allora una presenza meno costante. Perché non c’era nessun pulsante per il replay. Perché i soldati che morivano nelle Fiandre morivano in bianco e nero e non correvano come correvano gli esseri viventi. Perché il solaio del mondo era ancora in disordine. Perché nelle valli della Virginia della mia infanzia c’erano ancora vecchi che ricordavano un’epoca in cui la musica registrata non esisteva. È raro che ci colpisca quanto è incredibile sentire cantare un morto quando ascoltiamo Elvis che canta Heartbreak Hotel.Ma nel contesto della più lunga vita della specie, questo è qualcosa che si è reso possibile solo qualche momento fa (…).

Oggi il nostro «ora» è diventato al tempo stesso inesorabilmente breve e virtualmente eterno, e tutto come conseguenza del pulsante del replay. Mentre la capacità di ricordare diventa sempre più condivisa, la storia è considerata in maniera ancor più evidente come un concetto teorico, una costruzione soggetta a revisione. Se come specie ci siamo occupati di arginare lo scorrere del tempo con la creazione e l’aggiornamento di meccanismi mnemonici esterni, cosa succederà quando tutti questi meccanismi, per quanto mi pare di intuire insito nella loro natura, finiranno per fondersi? L’omega di tutta l’esistenza umana potrebbe essere un singolo momento di durata effettivamente senza fine, un infinito Ora. Potremmo avere ben poche scelte in materia, visto che le modalità di memoria accessoria che abbiamo creato durante il nostro percorso evolutivo si sono rese autonome, evolvendosi in una propria direzione (…).

I cambiamenti più profondi che provengono dall’innovazione tecnologica sono spesso del tutto involontari. Non promulghiamo leggi su come pervenire a quell’Ora digitale, a quel Qui digitale. Non prendiamo quella direzione dopo una necessaria riflessione. Ci muoviamo semplicemente in quella direzione. Il cambiamento sociale è tecnologicamente determinato. Spesso non promulghiamo leggi sulle nuove tecnologie in divenire. Emergono e basta. Attraverso i mercati. E i mercati scoprono da soli come utilizzare le cose (…). Con un incremento esponenziale della potenza dei computer, e una discesa parimenti esponenziale del loro costo, il nostro oggi cambierà. La terra incognita dismetterà i suoi misteri come mai aveva fatto prima, e in quell’Ora digitale si presenteranno a noi nuovi progenitori. Immagino che, in quell’Ora, l’arte sarà vista sempre più come atto non di creazione ma di curatela (…).

Il mio collega Bruce Sterling ha detto che il secolo che si allontana alle nostre spalle è stato un secolo di «ismi». Erano basati, pensa lui, sul malinteso fondamentale e fatale che la filosofia ha la meglio sulla progettazione. Non è così. Lui afferma che in un mondo completamente in grado di controllare le sue basi materiali, l’ideologia non è niente più che un velo sottile. La tecnologia in senso ampio: l’abilità di trasformare le risorse, la velocità con cui nuove possibilità possono essere aperte e realizzate, le svariate e diversificate forme di comando e controllo… la tecnologia, e non l’ideologia, sarà l’eredità che ci lascia il secolo precedente. Guidati da un sempre più rapido incremento della potenza di computer e connessioni, e dal contemporaneo sviluppo dei sistemi di sorveglianza e delle tecnologie di localizzazione, stiamo avvicinandoci a uno stato teorico di assoluta trasparenza dell’informazione, in cui lo scrutinio «orwelliano» non è più un’attività gerarchica, dall’alto in basso, ma un’attività resa nuovamente democratica. Come individui perdiamo sempre più livelli di privacy, così come, alla fine dei conti, succede ad aziende e stati. Questo è probabilmente intrinseco alla natura stessa della tecnologia dell’informazione (…).

Se George Orwell avesse saputo di Bletchley Park, e del lavoro pionieristico che vi svolse Alan Turing e altri decifratori di codici del tempo di guerra, e avesse avuto qualche sentore di dove potevano portare, forse avrebbe immaginato il suo Ministero della Verità dotato di schede perforate e condotti pneumatici, per meglio setacciare le ultime vestigia di libertà di una popolazione ridotta allo stremo. E potremmo anche cercare di immaginare la Stasi della Germania Est dotata di computer in modo che il loro sistema non avrebbe finito per essere sommerso dal peso invincibile delle schede cartacee. Ma in qualche modo non funziona, è inequivocabile che il sistema della Germania Est appartenga al paradigma di comunicazione precedente, quello che Orwell aveva compreso con tanta esattezza (…).

Che i nostri fratelli ancora più grandi, per il bene della sicurezza nazionale, setaccino mari di dati, ancor più ampi e sempre più trasparenti, può darci fastidio, ma questo è qualcosa con cui aziende e persone hanno già avuto a che fare, e con cui avranno sempre più a che fare. La raccolta e la gestione dell’informazione, a qualsiasi livello, sarà autorizzata in maniera esponenziale dalla natura stessa del sistema, così il sistema sarà globale, transnazionale e, in una versione intrinseca del tutto inedita, non gerarchico. La trasparenza è assenza del silenzio e dell’oblio. Diventa difficile per chiunque, proprio per chiunque, come non lo è mai stato in passato, tenere un segreto (…).

È qualcosa che vorrei sottoporre all’attenzione di ogni uomo di stato, leader politico e dirigente d’azienda: il futuro, alla fine, vi porterà allo scoperto. Non riuscirete a mantenere i vostri segreti. Il futuro, maneggiando strumenti di trasparenza inimmaginabili, l’avrà vinta su di voi. Alla fine, quello che avrete fatto sarà sotto gli occhi di tutti (…).

Un mondo di trasparenza dell’informazione sarà per forza anche un mondo dalla delirante molteplicità di punti di vista, attraversato da una semina di false informazioni, dalla disinformazione, da teorie della cospirazione e da un elevato tasso di pazzia. Potremmo anche essere capaci di vedere più chiaramente cosa sta accadendo, ma questo non significa che ci troveremo anche prontamente d’accordo. Orwell fece il lavoro che si era proposto di fare, lo fece con efficacia, in modo eccellente, si dedicò alla creazione meticolosa della nostra più nota visione distopica (…).

Le distopie hanno a che fare con la realtà tanto quanto ne hanno le utopie. Nessuno di noi ci ha mai vissuto… eccetto, nel caso delle distopie, a causa delle inevitabili e naturali vicende della vita, in qualche posto estremamente sfortunato. Il che non significa che in qualche modo Orwell si sia sbagliato, ma piuttosto che ha avuto ragione. 1984 rimane uno dei tragitti più rapidi e condensati al cuore dei diversi aspetti reali del… 1948, l’anno in cui fu scritto. Se volete conoscere un’epoca, studiate i suoi incubi più lucidi. Nello specchio delle nostre paure più oscure, vedremo svelarsi molte cose. Ma non scambiate quegli specchi per mappe del futuro, o anche solo del presente.

William Gibson

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Vescica

 
 
"Fu cosi che morirono le sorelle Certezza, dopo i cugini Rispetto e Attenzione,
Fecero un gran botto assieme alla famiglia Comprensione.
Eppure non li compiango, anche loro come i vecchi miti
non sarebbero durati  più di un soffio di vento estivo."
 
In effetti è un bel tempo di cambiamenti!
 
Tutto sembra assumere forme nuove, finalmente mi muovo, corro in avanti e non ho più la sensazione di rimanere fermo, come su un
grottesca scala mobile. Rintavolati i rapporti con gli amici, trovata finalmente una compagna d’eccezione, scardianto il morboso rapporto familiare, eliminata la spada di damocle della casa…insomma, per coloro che un minimo mi conoscono dovrei apparire alquanto schizzato sto periodo!
 
Il prossimo passo? Uh anche qui è materia di fantasia e progetti ripresi, da molto (troppo) tempo lasciati a prendere polvere in qualche cassetto semidimenticato della mia mente. Se mi guardo indietro vedo che ho dormito letteralmente per 9 anni. Ed anche le persone con cui son stato hanno rispecchiato questo senso di torpore mentale.
C’è qualcuna, piu oca che starnazza, più bambina in crescita che adulta nonostante l’età, che si lamenta e si arrovella scambiando fanti per assi, e come al solito non capendo un cazzo. E’ triste vedere che non è cambiata, come  a breve non se ne parlerà nemmeno più nei discorsi del "ma ti ricordi quella che…" tra amici. Dimenticatoio, flush, via!
 
Per ora chiudo citando il godzillico Miller:
 

"Svuotare la vescica gonfia è una delle grandi gioie umane"

A voi…

Alessio

 
 
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Pneuma

Caro Dio,

Un carrettata di merdosi GRAZIE per avemi confermato per l’ennesima volta che hai un fottuto senso dell’umorismo.
Abbastanza macabro direi…avresti potuto comportarti da signore per una volta tanto no? Potevi continuare ad ignorarmi
come hai sempre fatto negli ultimi decenni e tutto sarebbe andato comunque liscio, un dolce quieto vivere, uno schiaffo
al cerchio  ed uno alla botte, macchina rotta? Mi bastava nominarti quelle due o tre ore per sentirmi subito meglio, ma TU
sei un maledetto ingordo! Sei talmente egocentrico che anche mentre ti bestemmio ti glorifiche del fatto che ti sto nominando!
Tanto vale ignorarti, non sei nemmmeno degno della pessima considerazione che ho di te.

Ma cazzo se hai classe!

Mi hai fatto rosolare bene bene, hai aspettato fossi cotto a puntino per poi levarmi il pane, e ingozzarti del mio nominarti sicuramente invano.
Sei veramente il piu grande, e si, risparmiarti la propaganda alla "Una settimana da Dio" (col cazzo che mi sobbarco i problemi di Roma…)

Clap Clap Clap

Ti diverti a fare Dio eh Dio? Beh non c’e gusto nemmeno a competere con te, sei un bambino geloso che da fuoco alle formiche, per me te la puoi pure tenere la maledetta felicità, tanto me la trovo da solo la mia e fanculo se me la faccio levare da un povero stronzo come te.
E pensare che c’e pure gene che muore per te, che branco di idioti, che vite buttate, che spreco di braccia….

Me ne vo a letto, è tardi, dovesse calarmi qualche angelo del cazzo ad annunciarmi l’apocalisse, il max che prende da me son un paio di tibiate.

Bella per te hai vinto!

P.S. Yog Sototh, Nyarlatothep, Cthulhu, Buddah, Allah, Elvis, Kwll, Amaterasu, Odino ecc ecc… fanculo pure voi

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